ITALIA-LIBIA, E' ACCORDO. BERLUSCONI: PORTATA STORICA

di Luigi Ambrosino
ROMA - Ci sono voluti anni di tensioni e trattative estenuanti ma alla fine la firma è arrivata: Italia e Libia hanno siglato a Bengasi un Accordo di amicizia e cooperazione "di portata storica", come ha subito commentato il premier Silvio Berlusconi, che chiude definitivamente i contenziosi sull'avventura coloniale italiana in Tripolitania e Cirenaica e spalanca nuovi orizzonti di cooperazione tra Roma e Tripoli, soprattutto su energia e contrasto all'immigrazione clandestina.
L'Italia verserà alla sua ex colonia 5 miliardi di dollari in vent'anni (e non in venticinque, come era filtrato ieri) con finanziamenti annuali di 250 milioni di dollari. Spesa ingente, a fronte della quale tuttavia anche Roma avrà i suoi benefici: "meno clandestini, più gas e più petrolio", è stata la formula trovata in serata da Berlusconi per riassumerli. Dopo l'accelerazione impressa nelle ultime settimane ad un negoziato che si trascinava da anni e che è rimasto in bilico fino all'ultimo, Berlusconi è volato a Bengasi dal colonnello Muammar Gheddafi, portando con sé le "scuse" dell'Italia al popolo libico per le "ferite profonde" inferte dal colonialismo e - gesto altamente simbolico - la Venere di Cirene, statua restituita alla Libia dopo 95 anni.
I cinque miliardi di dollari di risarcimenti serviranno alla realizzazione di un'autostrada costiera di oltre 1600 chilometri che attraverserà tutta la Libia - dall'Egitto alla Tunisia - attorno alla quale i libici avevano incentrato le trattative; alla costruzione di 200 abitazioni, ad un vasto progetto di sminamento del Paese e al finanziamento di borse di studio per studenti libici e di pensioni ai mutilati dalle mine piazzate dagli italiani in epoca coloniale. L'Italia avrà in cambio l'attuazione degli accordi di pattugliamento congiunto delle coste libiche per il contrasto ai "mercanti di schiavi" che alimentano l'immigrazione clandestina (come ha subito esultato il ministro dell'Interno Roberto Maroni) e una maggiore penetrazione delle sue imprese nello sfruttamento del gas e del greggio libico, con l'Eni già al centro delle relazioni petrolifere. Assieme ad un altra serie di accordi economico-commerciali.
Il 'feeling' personale tra Berlusconi e Gheddafi - testimoniato anche dal curioso fuori programma familiare del Cavaliere che mostra al leader della Jamahiriya le foto del nipotino Alessandro - ha certamente aiutato a sbloccare il negoziato. Ma non è stato affatto facile, con la diplomazia libica che ha costantemente giocato al rialzo.
Berlusconi aveva confermato che la spalmatura dei cinque miliardi di finanziamenti era prevista in 25, e non in vent'anni, come poi è stato concordato. In Libia sono giorni di festa per le celebrazioni del 39/o anniversario della Rivoluzione che il primo settembre 1969 portò il colonnello Gheddafi al potere. Al calendario delle festività libiche si aggiungerà la giornata di riconciliazione con l'Italia, mentre verrà depennata 'la giornata della vendetta' del 7 ottobre, quando (nel 1970) il rais ordinò l'espulsione di ventimila italiani dal Paese.
"Questo storico accordo apre le porte per una futura cooperazione e partnership tra l'Italia e la Libia", ha annunciato infatti Gheddafi, compiacendosi delle scuse italiane "per gli eccidi e le repressioni" del periodo coloniale. Come a dire che la Libia perdona, ma non dimentica: la cerimonia di firma dell'intesa non a caso è stata organizzata dai libici nell'edificio che fu il quartier generale del governo italiano a Bengasi tra il 1911 e il 1943.
Tra le pieghe di una giornata che si è conclusa con la partecipazione del premier alle celebrazioni per la Rivoluzione assieme a moltissimi capi di Stato africani, Berlusconi ha avuto anche un incontro bilaterale con il vice premier russo Serghei Ivanov. La crisi russo-georgiana, in prospettiva del Consiglio europeo straordinario di lunedì e, anche qui, l'energia, i piatti forti del colloquio.
Fonte: www.libero.it
Quello che i mezzi di comunicazione definiscono "storico accordo",null'altro è che quanto abilmente procrastinato(con conseguente e quasi quotidiano arrivo di migliaia di disperati che
sono andati in parte ad ingrossare le fila delle organizzazioni criminali ed incremento dei costi per la spesa pubblica...)per fare in modo che il merito di questo "gioco delle tre carte" andasse al burattinaio nazionale...
Se non ricordo male,questa accozzaglia di incompetenti politici che molti Italiani hanno chiamato a governarci ha promesso a noi tutti di non metterci le mani in tasca...
"Dimenticando" per un momento l'Alitalia,chi credete che pagherà per questo "storico accordo"?
Per la risposta,fate un pò voi...
Saluti per tutti.
Marcello De Giorgio.
P.S.:un dubbio mi sorge spontaneo...cioè se la Libia può chiedere un risarcimento per fattacci derivanti dall'occupazione italiana settant'anni fa,perchè l'Italia non può chiederne uno uguale ad esempio a Tedeschi ed Americani(tutt'ora occupanti)?








Eccoci al giro di boa. Con l’arrivo in redazione dei racconti partecipanti al nostro primo concorso letterario, che ha avuto come tema: “La città e il mare”, si conclude la prima parte dell’itinerario che culminerà, in autunno, nella premiazione, le cui modalità saranno rese note nelle prossime settimane. Intanto è con grande soddisfazione che la nostra redazione registra una partecipazione particolarmente numerosa e di alto livello, che ha superato anche le più rosee aspettative, confermando la giustezza dei propositi che ci eravamo prefissati.
