giovedì, 31 gennaio 2008
Emilio Fede   Fonte:Affari Italiani by www.Libero.it
Giovedí 31.01.2008 10:27

 
 
 
Ora Emilio Fede rischia davvero di dover emigrare sul satellite. Anche la Corte di Giustizia europea ha dato ragione a Europa7 che rivendica per sé le frequenze di Retequattro. "Il regime italiano è contrario al diritto comunitario", hanno sentenziato i giudici di Lussemburgo dando il via a una rivoluzione della nostra televisione. Immediata la reazione a Piazza Affari dove il titolo Mediaset, subito dopo la decisione Ue, lascia sul terreno oltre due punti e mezzo percentuali.

Contento il patron di Europa7, Francesco di Stefano, che con Affari commenta: "Sono soddisfattissimo. Ma anche amareggiato perché ci è voluto così tanto tempo per una cosa chiara. Comunque siamo fiduciosi e lo siamo sempre stati sempre stati: ecco perché abbiamo resistito tutti questi anni".

 

I giudici di Lussemburgo danno ragione alla Centro Europa 7 srl, che nel 1999 ha ottenuto dalle autorità italiane l'autorizzazione a trasmettere a livello nazionale, ma non lo ha mai potuto fare per la mancata assegnazione delle frequenze. Dopo che la richiesta di risarcimento per il danno subito è stata respinta dal giudice amministrativo il caso è finito sul tavolo del Consiglio di Stato che ha interpellato la Corte Ue, spiegando che il piano di assegnazione delle frequenze previsto dalla legge italiana non è mai stato applicato, mentre diverse legge hanno continuato a prorogare il regime transitorio.

"L'applicazione in successione dei regimi transitori strutturati dalla normativa nazionale a favore delle reti esistenti", ha scritto la Corte europea, "ha avuto l'effetto di impedire l'accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze". Un effetto "restrittivo", consolidato anche dall'autorizzazione generale "a favore delle sole reti esistenti, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi". Il risultato è stato quello di "cristallizzare" la situazione esistente e "di proteggere la posizione degli operatori nazionali già attivi" sul mercato.

Quindi, hanno concluso i giudici di Lussemburgo, l'assegnazione "in esclusiva e senza limiti di tempo delle frequenze ad un numero limitato di operatori esistenti", che non tenga conto dei criteri "obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati" è "contraria ai principi del Trattato sulla libera prestazione dei servizi".

Mediaset però è tranquilla. "Retequattro è pienamente legittimata all'utilizzo delle frequenze su cui opera. Quindi nessun rischio per Retequattro". L'azienda si riserva di leggere la sentenza, ma "quale che sia il contenuto della sentenza, questa non può comportare alcuna conseguenza sull'utilizzo delle frequenze nella disponibilità delle reti Mediaset, inclusa ovviamente Retequattro".

Secondo Mediaset, "il giudizio cui la sentenza si riferisce riguarda infatti esclusivamente una domanda di risarcimento danni proposta da Europa7 contro lo Stato italiano e non può concludersi in alcun modo con pronunce relative al futuro uso delle frequenze". In merito poi "all'insinuazione che Retequattro occuperebbe indebitamente spazi trasmissivi a danno di Europa7, Mediaset ribadisce che Retequattro è pienamente legittimata all'utilizzo delle frequenze su cui opera".

Quando i titoli perdono in Borsa viene meno la voglia di ridere! O no?

L'avvocato di Europa 7, Ottavio Grandinetti, ad Affari: "Rete 4 sul satellite? Ormai manca poco, siamo fiduciosi. Chiesti allo stato risarcimenti miliardari"

La tv che c'è ma non si vede: Europa 7, usurpata da Rete 4

LEGGI LA SENTENZA INTEGRALE DELLA CORTE UE

Saluti per tutti.

 

Marcello De Giorgio. 

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mercoledì, 30 gennaio 2008

News > Libero Blog > Attualità

 
30 gennaio 2008 - 12:00 - Fonte:www.Libero.it

 

 

Silvio Berlusconi assolto al processo Sme perché il fatto (falso in bilancio) non è reato. E certo, la legge l'ha modificata lui nel 2002! Che ne pensi?

 

 
«I fatti non sono più previsti dalla legge come reato»: con questa formula i giudici della I Sezione penale del Tribunale di Milano hanno prosciolto Silvio Berlusconi dall'accusa di falso in bilancio nell'ultimo stralcio del procedimento sul caso-Sme. Mentre l'accusa chiedeva la prescrizione, la difesa ha insistito per l'assoluzione, vincendo. I fatti contestati all'ex premier risalivano al periodo tra 1986 e 1989, (quindi sarebbero comunque finite in prescrizione), ma i giudici hanno deciso di prosciogliere il Cavliere perché il fatto non è più classificato come reato.

Dopo tanto blaterare ed abbaiare nessuno ha fatto nulla per "disinnescare" questa norma... Continuare doverosamente a ripeterlo quasi mi pare un voler farsi male da soli...

Che novità dobbiamo aspettarci con l'arrivo del nuovo avviso di garanzia?

Saluti per tutti.

Marcello De Giorgio.

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sabato, 26 gennaio 2008

News > Magazine

Televisione 

 
Notizia del 26 gennaio 2008 - 10:58
Sortino lascia le Iene
Stop di Mediaset al servizio su Elio Mastella e il giornalista: «Censura!»
Alessandro Sortino, storico collaboratore ed inviato delle "Iene" lascia il programma. Dopo il blocco del servizio realizzato proprio da Sortino nei giorni scorsi a Ceppaloni, nel quale è avvenuto uno scambio di battute con il figlio di Clemente Mastella Elio, Mediaset ha deciso di non mandare in onda il filmato. Il video è andato in onda in parte grazie alle telecamere di Sky Tg 24, presenti sul posto. E ovviamente grazie alla diffusione via internet. «Sono stato diffamato dal figlio di un ministro e da un ministro -
dichiara Sortino - e la mia azienda non mi permette di dirlo. Non ci
sono più le condizioni per fare le Iene, cioè la libertà e la
leggerezza».

Il battibecco tra Elio e Alessandro. Il figlio del leader dell'Udeur aveva rivendicato la propria indipendenza dal padre, rifiutando di considerare rilevante l'accusa di vivere in uno degli appartamenti di Roma che l'ex Ministro ha comprato a prezzo stracciato. Elio Mastella ha inoltre denunciato il clima di sospetto dei giornalisti nei suoi confronti, insinuando che proprio Sortino potrebbe essere stato favorito nell'accesso alla professione giornalistica dalla posizione del padre, Sebastiano Sortino, presidente della Commissione per i servizi e i prodotti dell'Autorità per le comunicazioni, nonché direttore generale della Fieg.

A quanto pare, il servizio integrale realizzato dalla Iena Sortino avrebbe rivelato altri elementi, compresa un'intervista proprio all'ex guardasigilli Mastella. Mediaset ha giustificato la "censura" con la mancanza di equilibrio del servizio, visti toni personali. (Libero News)

IL VIDEO

 E intanto...

Lascia il Governatore della Sicilia. Anticipando il procedimento di sospensione avviato presso il ministero dell'Interno e richiesto dalla procura di Palermo, Salvatore Cuffaro annuncia le sue dimissioni "irrevocabili". Dopo le polemiche legate alla condanna a cinque anni di reclusione per favoreggiamento, il Governatore abbandona perchè "non può essere fattore di divisione. Mi dimetto per non tradire quegli ideali ai quali sono stato educato. Lo faccio per la mia famiglia e lo faccio come ultimo atto di rispetto verso i siciliani".

"Ho visto diffondersi in questi giorni una crescente ostilità verso la mia persona. E siccome il popolo, più che i salotti o le manovre di palazzo, è sempre stato l'elemento centrale della mia esperienza politica, anche in questa circostanza così delicata non voglio sottrarmi ad un confronto leale con esso".

Nuove elezioni quindi in Sicilia: "Entro tre mesi dallo scioglimento dell'Assembela" ha annunciato il presidente del parlamento siciliano Gianfranco Miccichè.

Subito dopo la sentenza di condanna, aveva detto che non si sarebbe dimesso, ma le polemiche di questi giorni e le critiche sollevate anche da alcuni rappresentanti della sua parte politica, lo hanno convinto a lasciare la poltrona di Governatore che sognava essere sua fino al 2011.

Nonostante avesse appena incassato la fiducia del parlamento siciliano, la foto con un platò di cannoli per festeggiare di aver scansato l'accusa di aver favorito Cosa Nostra, è stata fatale per Salvatore Cuffaro. Quella foto ha fatto il giro del mondo. Il perdono della città seguito alla condanna, si è trasformato in attacco dopo la pubblicazione di quell'immagine. Luca Cordero di Montezemolo, presidente degli industriali l'ha definita una "brutta scena"; Walter Veltroni, segretario del Pd, si è domandanto se fosse morale "festeggiare una condanna a 5 anni con dei cannoli".

Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, si è detto invece convinto che "tra qualche mese, quando Cuffaro sarà assolto da tutte le accuse, tanti sciacalli di queste ore saranno in prima fila a chiedergli scusa". Anche Renato Schifani, capogruppo di Forza Italia al Senato ha confermato la stima nei suoi confronti: "Anteponendo l'interesse generale della Sicilia al suo personale, prova la grande sensibilità di Cuffaro. I nemici storici della verità, ora potranno riporre le ali dell'avvoltoio".

I vertici dell'Udc si stringono attorno all'ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro che stamani ha deciso di rassegnare le "dimissioni irrevocabili". Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari del partito centrista, Cuffaro alle prossime elezioni politiche dovrebbe essere candidato come capolista al Senato. Nel caso si decidesse di destinare l'ex governatore alla Camera dei deputati verrebbe inserito o come capolista o subito dopo il nome del leader Pier Ferdinando Casini.

Fonte: www.Libero.it

Umiltà? Diciamo piuttosto che è stato costretto!

Che fossero un pò indigesti i cannoli?

Saluti per tutti.

Marcello De Giorgio.

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venerdì, 25 gennaio 2008

News > Magazine

Eventi 

 
Notizia del 25 gennaio 2008 - 12:00 - Fonte:www.Libero.it
In onda la rissa da osteria
In tv, sbanca l'audience il Parlamento-sciò a base di "mo' me magno er Mortadella", insulti, sputi, "omm'e'mmerda", bottiglie di champagne, svenimenti. Ecco il più sorprendente dei reality

Non c'è niente da fare. La tv trash fa scuola anche nei templi della politica. Ecco la cronaca di quello che i telespettatori hanno visto ieri in una giornata sull'orlo di una crisi di nervi (e di governo). «Venduto, uomo di merda!». Con questi epiteti gentili, Tommaso Barbato si avventa contro il compagno dell'Udeur, Nuccio Cusumano, che ha osato ribellarsi lla disciplina di partito annunciando il voto di fiducia al governo Prodi. E' la miccia che accende, in Aula, il finimondo. Una vera e propria rissa condita di «cesso», «troia», «frocio», «checca squallida» (il copyright spetta al senatore di An Nino Strano, che poi puntualizza: «Non è un'offesa: son 40 anni che anche a me danno della checca. Al limite l'offesa è "squallida"»).

http://video.libero.it/app/play?id=94d648cc825255bf53eda801e2b50fab

Non è abbastanza. Ci vuole un gesto decisivo, che metta a posto il povero Cusumano. Ci pensa Barbato, che si improvvisa guappo in giacca e cravatta e si dirige deciso verso il «traditore, traditore!» sputandogli in faccia e mettendogli le mani addosso. Cusumano non regge alla tensione e sviene. Lo portano fuori dall'Aula. E Barbato smentisce di aver sputato - ma c'è chi giura di aver visto «uno sputo alla Totti» -, aggiungendo, da vero signore: «Ma quello sviene tutti i giorni». Ah, già, la «checca».



E dopo la rissa, come conviene a una vera e propria osteria, si beve - qualcuno stappa una bottiglia di champagne (o spumanete rigorosamente italiano, chissà: sapete, i 60 anni della Costituzione esigono un po' di patriottismo, che diamine) - e «se magna» in onore del premier caduto: «Prodi, attaccate 'sta mortadella» grida Nino Strano, ingoiando una bella fettazza. «Basta, non siamo mica all'osteria!» grida Marini. Alla fine della giornata, riavutosi dal mancamento, il senatore Cusumano commenta: «Monnezza, solo monnezza». E il cerchio si chiude, in questa bell'Italia che fa spettacolo. E chi perderà lo scranno, alle prossime elezioni, potrà sempre candidarsi per la successiva edizione di un reality.(Libero News)

 Anatema! E' stato gridato per i rifiuti di Napoli e dintorni: cosa penserà adesso l'Europa di noi?

Giusto! Pensiamo allora a far ridere il Mondo intero!

Si dovrebbe in realtà andare a votare per reiterare questi spettacoli? Risparmiamo almeno le spese elettorali!

Saluti per tutti.

Marcello De Giorgio.

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giovedì, 24 gennaio 2008
Arriva la MastelCard: 3 versioni, per usufruire di tutti i privilegi del ministro...
Giovedí 24.01.2008 10:50

 Gold:  tutti i vantaggi della Basic.
Minacciare la Rai per far andare in onda quello che ti pare, quando ti pare: 0 euro, con MastelCard
Ricevere la pensione da giornalista senza aver scritto nessun articolo e dopo meno di un anno di lavoro: 0 euro, MastelCard
Richiedi la tua MastelCard Gold e partecipa al concorso"  

Mastelcard
 

Platinum:

Tutti i vantaggi della Gold
Fare il sindaco nella vostra città con Forza Italia ed essere eletti in Senato con l'Unione: 0 euro, con MastelCard
Sei appartamenti sul Lungotevere: a 1/3 del prezzo di mercato, con MastelCard
Trasferire il magistrato che indaga su di te: 0 euro, con MastelCard
Speciale servizio "IndultoFacile (TM)". Hai amici o amici di amici responsabili del crack Parmalat o di altri reati finanziari? Allora questa è la carta che fare per te: richiedi il servizio IndultoFacile allo sportello della banca più vicina e falli tornare tutti in libertà.

Vantaggio dell'ultima ora: fai cadere il governo perché i magistrati brutti e cattivi ti hanno indagato e gli alleati non sono venuti a consolarti!

Certe cose te le devi pagare per i fatti tuoi. Per tutto il resto c'è MastelCard.

La MastelCard è una carta personalizzabile. Scrivete tra i commenti l'uso che ne vorreste fare; cercheremo di venirvi incontro.

Disponibile in tutte le filiali Mediolanum e, a richiesta, sui maggiori circuiti.

Fonte:Affari Italiani,in www.libero.it

Io corro subito a richiederla e voi?

Saluti per tutti.

Marcello De Giorgio.

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martedì, 22 gennaio 2008

Aborto, Lombardia abbassa il limite

Formigoni: 'Un contributo concreto alla 194'

(ANSA) - MILANO, 22 GEN - Un atto d'indirizzo della Regione Lombardia fissa a 22 settimane e tre giorni il termine ultimo per effettuare l'aborto terapeutico. La decisione abbassa di 11 giorni il limite di 24 settimane accettato dai medici. 'Con quest'atto, spiega Formigoni, 'si da' un contributo concreto alla legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza che guardi al dramma della donna e che dia una speranza di vita quando questa puo' svolgersi'. Il provvedimento si estende a tutti i centri lombardi.

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Ulteriori voti cattolici cercansi...
Dalla serie "Cosa non si fa per una poltrona"...
Saluti per tutti.
Marcello De Giorgio. 
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lunedì, 21 gennaio 2008

News > Magazine > Gossip

 

 
 
  Notizia del 21 gennaio 2008 - 11:23

L'ottava volta del 'Grande Fratello'

Un condominio, una bolla a Ponte Milvio... il 'Gieffe' stupisce ancora
 
Riparte stasera il capostipite dei reality: Alessia Marcuzzi riapre le porte della casa del "Grande Fratello" anzi del condominio...

Per la sua ottava edizione, infatti, il "Gf" cambia veste e ci saranno ben tre appartamenti ad ospitare i concorrenti. Appartamenti che, però, dovranno essere costruiti da chi li abiterà: insomma, la prima grande sfida per gli inquilini più famosi d'Italia sarà cimentarsi con cazzuole e vernici.
Il gruppo, quest'anno, sarà molto eterogeneo e, secondo alcune indiscrezioni, ingloberà addirittura una famiglia intera. Per non parlare del concorrente transessuale che ha già fatto scoppiare una miriade di polemiche. E, proprio contro le solite invettive che si fanno riguardo al"Grande Fratello", Alessia Marcuzzi ha recentemente detto la sua: "Basta con questi finti scandali. Francamente tutto ciò lo trovo un po' bigotto. Ma voi ditemi chi non sente almeno una parolaccia parlando con un gruppo di persone? Fanno parte del linguaggio corrente. Non sopporto più - conclude - che il Grande Fratello venga definito trash e volgare. I programmi volgari in tv sono altri".
Tanto per ingannare l'attesa, poi, i romani hanno avuto la possibilità di toccare con mano una stravagante anticipazione del reality targato Canale 5: a Ponte Milvio, lo storico quartiere dei lucchetti di "Ho Voglia di Te", è stata messa una bolla trasparente, adibita ad appartamento, dove da venerdì vivono tre aspiranti concorrenti: Ali Ayacht, 28 anni, Andrea Bertoni, 34, e Francesco Elia, 32.

Cosa accadrà durante i prossimi tre mesi nel famigerato acquario del "Grande Fratello"? Una cosa è certa: il vincitore si porterà a casa un bottino di ben 500 mila euro.

Foto: C.Mangiarotti © Gossip.it

 

Blablabla  blablabla...

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2008-01-21 23:40

Grande Fratello: distrutta 'bolla'

Circa 60 giovani in azione, volantino Fiamma tricolore

(ANSA)- ROMA,21 GEN- La 'bolla' in plastica trasparente che a Roma ospitava tre aspiranti partecipanti al Grande Fratello e' stata distrutta da un gruppo di giovani. L'assalto da parte di circa 60 persone che rivendicavano il mutuo sociale e protestavano per l'emergenza abitativa nella capitale, urlando ''la casa non e' un gioco'', armati di coltelli e bengala da stadio. L'azione ''politica'' e' stata rivendicata con un volantino dalla Fiamma tricolore per il diritto alla proprieta' della casa.

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Delle due notizie,quale provoca il peggior maldipancia?
Forse tutte e due...
Saluti per tutti.
Marcello De Giorgio.
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sabato, 19 gennaio 2008

In qualche caso,pensa più di qualcuno,anche per eccesso di clemenza...

  

» 2008-01-18 17:57
Mafia: Cuffaro dichiarato colpevole
Il presidente della Regione Sicilia condannato a 5 anni
(ANSA) - PALERMO, 18 GEN - Salvatore Cuffaro, imputato di favoreggiamento aggravato alla mafia e violazione di segreto d'ufficio, e' stato dichiarato colpevole. Il presidente della Regione siciliana e' stato condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento semplice ed e' stato anche interdetto dai pubblici uffici per la durata della pena. L'imprenditore Michele Aiello, indicato come il 're Mida' della sanita' siciliana e personaggio chiave del processo alle talpe alla Dda,e' stato condannato a 14 anni.

Fonte : ANSA.it

Troppo è il materiale video reperibile su questo personaggio per riprodurlo in questo post:al fine di completare gli argomenti,suggerisco la consultazione del sito di You Tube...e ricordo una battuta di Pino Caruso che,invitato ad uno spettacolo televisivo,si espresse con questa battuta sul testè condannato Luciano Liggio:"gli hanno dato l'ergastolo,ma lui,mica se lo è preso"!

Non aggiungo altro...

Saluti per tutti.

Marcello De Giorgio.

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lunedì, 14 gennaio 2008

Cosa? "Vivere senza polemiche"... Mah...

Adesso è di moda la contestazione di molti docenti alla visita papale.Personalmente ritengo che sarebbe stato molto più efficace disertare in massa la manifestazione piuttosto che fornire una gratuita cassa di risonanza all'evento con la citazione del povero Galileo...

A beneficio di chi non lo sa,riferiremo,attingendo alla preziosa Wikipedia,su vita e contorni di Galileo Galilei che comunque,detto inter nos e senza prendere posizioni,è stato poco furbo nell'ostinarsi a propugnare le proprie tesi... proprio davanti a certa gente! Non dimentichiamo infatti che la c.d. giustizia papalina dispensava all'epoca il rogo come routine e che fino alla presa di Porta Pia la ghigliottina era sempre ben arrotata... A Galileo è andata tutto sommato bene...

Galileo GalileiStatua di Galileo, sita agli Uffizi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Galileo nacque a Pisa il 15  febbraio 1564, primogenito dei sette figli di Vincenzo Galilei e Giulia Ammannati. Il padre Vincenzo, nato a Santa Maria a Monte nel 1520, ex liutista ed ex insegnante di musica (aveva fatto parte della Camerata fiorentina dei Bardi), in passato era entrato in conflitto con la tradizione classica che attribuiva la consonanza tra tutti i suoni al controllo delle proporzioni numeriche ed aveva proposto alcune sue idee al riguardo. Era quindi ferrato in matematica, ma, intuendo le difficoltà pratiche per tale professione, spinse il figlio a studiare medicina, proprio come un loro avo, quel Galileo Bonaiuti che nel XV secolo si era distinto nell'esercizio dell'arte medica ed in onore del quale un ramo della famiglia aveva preso il nome di Galilei.

Nel 1574 la famiglia Galilei si trasferì a Firenze e qui il giovane Galileo studiò nel Convento di Santa Maria in Vallombrosa, dove rimase fino all'età di quindici anni.

Il 5 settembre 1581 Vincenzo lo iscrisse all'Università di Pisa per fargli studiare l'arte della medicina. Nonostante il suo interesse per i progressi sperimentali di quegli anni, l'attenzione di Galileo fu presto attratta dalla matematica, che cominciò a studiare nel 1583 sotto la direzione di Ostilio Ricci da Fermo, un seguace della scuola matematica di Niccolò Tartaglia. Dopo quattro anni il giovane rinunciò a qualsiasi titolo accademico e ritornò a Firenze, dove approfondì gli studi, occupandosi di meccanica e di idraulica.

Galileo, pur costretto per motivi economici ad impartire lezioni private, cercò di farsi conoscere nel mondo accademico diffondendo privatamente i suoi scritti e partecipando attivamente alla vita culturale del tempo con lezioni e conferenze pubbliche. Durante la sua permanenza a Pisa, tra il 1585 e il 1586, Galilei arrivò alle sue prime conclusioni sul centro di gravità dei solidi con "Theoremata circa centrum gravitatis solidorum" e trovò una soluzione al problema della Corona di Erone, inventando uno strumento per la determinazione idrostatica del peso specifico dei corpi: ne descrive i dettagli nel breve trattato "La bilancetta", pubblicato nel 1644.

Su invito dell'Accademia Fiorentina trattò, tra il 1587 ed il 1588, argomenti letterari, come discussioni sull'Inferno di Dante Alighieri ("Lezioni circa la figura, sito e grandezza dell'Inferno di Dante") e valutazioni sull'opera di Ludovico Ariosto e Torquato Tasso.

Alla fine del 1587, nonostante l'appoggio del marchese Guidobaldo Del Monte, che leggendo le prime opere galileiane era rimasto entusiasticamente coinvolto dalla sua genialità, non riuscì ad ottenere la cattedra di matematica all'Università di Bologna, assegnata a Giovanni Antonio Magini. Diverso il discorso nel 1589, quando, sempre con l'appoggio di Del Monte, l'Università di Pisa gli assegnò la cattedra di Matematica. Nonostante lo stipendio di sessanta scudi fosse appena sufficiente per vivere, Galileo riuscì a produrre ottime idee e strumenti. Negli anni seguenti, infatti, lavorò intensamente, studiando il pendolo, che gli consentirà di stabilire la legge dell'isocronismo nelle oscillazioni. Studiò poi il moto dei corpi materiali (è del 1590 il piccolo trattato "De motu") ed eseguì esperimenti con il piano inclinato, usando sfere di materiale diverso, per stabilire se la velocità di caduta dipendesse dal peso.


Nell'estate del 1591 il padre Vincenzo morì, lasciando a Galileo il compito di occuparsi della madre e dei fratelli minori: Michelangelo, Lena e Livia. A ciò si aggiunsero le richieste del marito della sorella maggiore, Virginia, tal Benedetto Landucci, che esigeva il rispetto degli impegni promessi in dote. Lo stipendio pisano, però, non dava molte prospettive per il futuro e la risoluzione dei molti problemi, così Galileo si rivolse ancora al marchese Del Monte che, grazie anche all'appoggio del cardinale Francesco Maria, suo fratello, riuscì a farlo chiamare all'Università di Padova come professore di matematica. Il 26 settembre 1592 venne quindi emanato il decreto di nomina, con uno stipendio di 180 fiorini l'anno. Il 7 dicembre Galileo tenne il discorso introduttivo e dopo pochi giorni iniziò un corso destinato ad avere un grande seguito presso gli studenti. Resterà per 18 anni a Padova, di cui egli conserverà un ricordo affezionato (li diciotto anni migliori di tutta la mia età).

È del 1593 la macchina per portare l'acqua ai livelli più alti, per la quale ottenne, dal Senato Veneto, un brevetto per l'utilizzazione pubblica per un periodo di venti anni. L'importanza di Galileo, in quegli anni, però, va oltre le semplici lezioni accademiche: è infatti con le lezioni private che il suo pensiero si diffonde e diventa sempre più forte, grazie agli importanti studenti che ne seguono queste lezioni: Vincenzo Gonzaga, Giovanni Federico Principe d'Alsazia, i futuri cardinali Guido Bentivoglio e Federico Cornaro, ed altri ancora.

In questi anni scrisse anche due trattati sulle opere di fortificazione, Brevi instruzioni all'arte militare e Trattato di fortificazione, oltre a Le mecaniche, nel quale approfondì le teorie sulla statica delle macchine.

Proprio nel periodo padovano incontrò Marina Gamba, con la quale avrà tre figli: Virginia e Livia, diventate monache, e Vincenzo, l'unico legittimato nel 1619.

Intorno al 1597 Galilei si occupò dello studio e della realizzazione di strumenti di misura, tra i quali il compasso per uso geometrico e militare, oggetto dell'opera Le operazioni del compasso geometrico et militare, pubblicata a Padova nel 1606 e dedicata a Cosimo II.

Verso la metà del 1609 Galileo apprese dell'esistenza di un cannocchiale, costruito in Olanda, e lo perfezionò, dotandolo di lenti ottiche lavorate con alta precisione e facendone uno strumento scientifico. Con il nuovo telescopio, strumento che migliorava il già esistente astrolabio, probabilmente realizzato dall'artigiano fiorentino Ignazio Dondi, Galilei intraprese osservazioni per determinare la posizione del Sole, della Luna e degli altri corpi celesti. Le scoperte astronomiche, realizzate mediante il nuovo strumento ed importanti per confermare la giustezza del modello cosmologico copernicano, furono poi raccolte nel Sidereus Nuncius, pubblicato nel marzo del 1610.

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L'eco delle scoperte galileiane fu immediata. Già nel luglio dello stesso anno, grazie anche alla dedica dell'opera al granduca di Toscana ed all'attribuzione del nome di medicei ai satelliti celesti di Giove, Galilei fu nominato a vita matematico primario dello studio di Pisa, senza obblighi di lezioni, e filosofo granducale.
Prima della fine del 1610, osservò Saturno, che chiamò tricorporeo, scambiando (a causa dello scarso potere risolutivo del suo cannocchiale) gli anelli con la presenza di due satelliti. Successivamente osservò le fasi di Venere che interpretò correttamente come una prova a favore dell'ipotesi eliocentrica.
Quindi lasciò Padova, per trasferirsi a Firenze [1].

Nel 1611 fu convocato a Roma, dove presentò le sue scoperte ai gesuiti del Collegio Romano, inclusi il futuro Papa Urbano VIII e Roberto Bellarmino, che lo onorarono con una conferenza in cui riconoscevano le sue scoperte. Nello stesso anno entrò a far parte dell'Accademia dei Lincei.

Nel 1612 Galileo scrisse il Discorso intorno alle cose che stanno in su l'acqua, o che in quella si muovono, mentre dell'anno seguente è l'Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro accidenti, pubblicata a Roma in risposta ad un opuscolo del gesuita Christoph Scheiner. Riguardo alle macchie solari era infatti scoppiata una controversia sull'attribuzione del primato della loro scoperta, fatta quasi contemporaneamente da vari astronomi.

Nel marzo 1614 compì studi sul metodo per determinare il peso dell'aria, scoprendo che pesa poco, ma non zero. L'aria è infatti circa settecentosessanta volte più leggera dell'acqua: i pensatori della sua epoca, al contrario, pensavano, senza alcun supporto sperimentale, che l'aria non avesse peso.

Tra il 1613 ed il 1615 scrisse le famose lettere copernicane, indirizzate a Benedetto Castelli, Pietro Dini e Cristina di Lorena, le quali, pur se non pubblicate, iniziarono a circolare e a destare preoccupazione negli ambienti più conservatori per le idee innovative espresse dal Galilei, ma soprattutto per il carattere polemico e per l'ardimento con cui lo scienziato pretese che alcuni passi delle Sacre Scritture venissero reinterpretati alla luce del sistema copernicano (a favore del quale comunque Galileo non disponeva ancora di prove scientifiche certe e inconfutabili).

Nel febbraio 1616, il Santo Uffizio espresse una condanna per le teorie cosmologiche copernicane, considerate stolte ed assurde, proibendo di difenderle come realtà fisica ma consentendo di parlarne come ipotesi scientifiche; mise all'indice dei libri proibiti (Index librorum prohibitorum) della Chiesa cattolica il De revolutionibus orbium coelestium di Niccolò Copernico e altri libri che parlavano del sistema copernicano, sospesi fino a che non siano corretti e cioè conformati al decreto secondo cui bisognava parlare della tesi copernicana solo come ipotesi matematica (il libro di Copernico fu rimosso dall'Indice quattro anni dopo con poche correzioni). Benché le opere di Galileo non fossero state inserite nell'elenco dei libri proibiti, lo scienziato pisano si recò a Roma per difendere le sue teorie.

Il cardinale Roberto Bellarmino invitò Galileo a sostenere l'eliocentrismo come mera ipotesi matematica, atta a semplificare i calcoli della meccanica celeste e non come unica descrizione dell'universo, in attesa di una prova definitiva. La prova delle maree (che in seguito risultò scientificamente falsa) non era considerata sufficiente. Il timore da parte di Galilei che gli si espropriasse l'imprimatur della sua teoria e l'impazienza di vedere accettate le sue idee, lo irrigidirono sulle sue posizioni e lo condussero allo scontro finale, risolto con un atto di autorità da parte del Santo Uffizio. Allo scienziato s'intimò di non divulgare più tali idee. Il documento in cui gli s'intima di non parlare del Copernicanesimo neanche come ipotesi è oggetto di controversia e non è certo che fu effettivamente letto a Galileo.

Nel 1618 comparvero nel cielo tre comete, fatto che attirò l'attenzione e stimolò gli studi degli astronomi di tutta Europa. Fra essi, il gesuita Orazio Grassi, matematico del Collegio Romano, tenne con successo una lezione che ebbe vasta eco, la "Disputatio astronomica": con essa, sulla base di alcune osservazioni dirette e di un procedimento logico-scolastico, egli sosteneva l'ipotesi che le comete fossero di origine celeste e la utilizzava per avvalorare il modello di Tycho Brahe (la Terra è posta al centro del creato, con gli altri pianeti in orbita invece intorno al Sole), contro l'ipotesi eliocentrica. Galilei, nonostante la recente ingiunzione al silenzio da parte della Chiesa, decise di replicare per difendere la validità del modello copernicano. Rispose in modo indiretto, attraverso lo scritto "Discorso delle Comete" di un suo amico e discepolo, Mario Guiducci, ma in cui la mano del maestro era certamente presente. Pur sbagliando nel ritenere (fra molte cautele) le comete oggetti non celesti, il suo testo dimostra le molte contraddizioni del ragionamento di Grassi e le sue erronee deduzioni dalle osservazioni delle comete con il cannocchiale. Il gesuita rispose con uno scritto intitolato Libra astronomica ac philosophica firmato con lo pseudonimo di Lotario Sarsi (ottenuto anagrammando il suo nome) in cui attaccava direttamente Galileo e il copernicanesimo. Galileo scrisse quindi nel 1623 il trattato Il Saggiatore, che già nel titolo intende confutare il trattato di Grassi: se questi aveva usato la bilancia (Libra), Galileo vuol utilizzare il "saggiatore", una bilancetta molto precisa per pesare i metalli preziosi. Dedicò la sua nuova opera al nuovo papa. Scrivendolo in italiano e non in latino (la lingua dei dotti di allora) violò scientemente l'ordine della Chiesa, sebbene nel 1623 a Papa Gregorio XV fosse succeduto, col nome di Urbano VIII, Maffeo Barberini, intellettuale ed estimatore di Galileo tanto che al processo del 1616, quando non era ancora Papa, si era perfino pronunciato a suo favore. Davanti al cardinale di Hohenzollern, nel 1624, riferendosi a Copernico, affermò che "la Chiesa non aveva condannato e non condannerebbe la sua dottrina come eretica, ma solo come temeraria". Recatosi a Roma ebbe sei udienze con il papa, durante le quali ricevette onori, raccomandazioni e denaro, anche se il Papa non accettò l’istanza di Galileo di revocare il decreto del 1616. In ogni caso, lo incoraggiò a continuare i suoi studi riguardo il sistema copernicano, purché ne parlasse soltanto come di un'ipotesi.

Galileo si dedicò quindi alla stesura del Dialogo di Galileo Galilei sopra i due Massimi Sistemi del Mondo Tolemaico e Copernicano, in cui espose il principio di relatività e il suo metodo per determinare la velocità della luce. Nel 1630, ad opera completata, Galileo si recò a Roma e, ricevuto da papa Urbano, gliela mostrò. Questi, essendo occupato personalmente, dopo una veloce lettura affidò la cura di leggerlo prima della pubblicazione ai censori per verificare che fosse conforme al decreto del 1616. Ma varie vicissitudini, tra le quali l’ignoranza in materia di astronomia dei censori preposti e le difficoltà, dovute alla peste, delle comunicazioni tra Firenze, dove Galileo era ritornato, e Roma, rallentarono questo lavoro. Galileo approfittò della confusione per accelerare la concessione dell’imprimatur. Alla fine furono apportate solo alcune modifiche marginali per sottolineare l’uso della teoria copernicana come ipotesi matematica e nel 1632 fu pubblicato a Firenze. Non passò molto perché Urbano VIII si pentisse di non aver vigilato personalmente alla concessione dell'imprimatur all'opera di Galileo. Infatti il sistema copernicano non era affatto trattato come mera ipotesi matematica ma tutta l'opera tentava di dimostrarne l'effettiva realtà. Inoltre l'autore aveva anche messo in bocca a Simplicio, personaggio preso in giro durante tutto il corso dell’opera, l’argomento preferito di Urbano VIII, presentandolo come quello di «persona dottissima ed eminentissima». Nel Papa nacque perfino il sospetto che Simplicio rappresentasse una caricatura della propria persona, anche se ciò non era certamente nelle intenzioni di Galileo. Galileo, ormai settantenne, fu chiamato a comparire davanti al tribunale dell'Inquisizione nel 1632. Essendo ammalato cercò di rinviare il viaggio, fiducioso nella protezione del Granduca di Toscana, il quale aveva ricevuto il titolo dal Papa, e dunque mai avrebbe contraddetto la volontà di questi. A seguito di una successiva ingiunzione dell'Inquisizione, dovette tuttavia recarsi a Roma, in pieno inverno, il 13 febbraio 1633.

Nel corso del processo Galileo, che era già malato e fu ad un certo punto minacciato di tortura, negò perfino di aver mai abbracciato la dottrina copernicana, nonostante l'evidenza di ciò che aveva scritto nel Dialogo, e si dichiarò disposto ad aggiungere dei capitoli per confutare Copernico, ma l'Inquisizione non tenne in considerazione questa offerta di Galileo.

Il 22 giugno 1633 Galileo fu riconosciuto colpevole di «aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch'il Sole [...] non si muova da oriente ad occidente, e che la Terra si muova e non sia centro del mondo». Vedi Sentenza di condanna di Galileo.

La pena inflitta a Galileo consistette in diverse disposizioni: la messa all’indice del Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo; l’abiura della tesi copernicana; un periodo di prigionia della durata che sarebbe piaciuta al Sant’Uffizio; la recita dei sette salmi penitenziari una volta alla settimana per tre anni (che incaricò di recitare, con il consenso della Chiesa, sua figlia Maria Celeste, suora carmelitana). Nel 1757 Giuseppe Baretti, in una sua ricostruzione, avrebbe fatto nascere la leggenda di un Galileo che una volta alzatosi in piedi, colpì la terra e mormorò: "Eppur si muove!". Tale frase non è contenuta in alcun documento contemporaneo, ma nel tempo fu ritenuta veritiera, probabilmente per il suo valore suggestivo, a tal punto che Berthold Brecht la riporta in "Vita di Galileo", opera teatrale dedicata allo scienziato pisano alla quale egli si dedicò a lungo.

Tomba di Galileo a Santa Croce
Tomba di Galileo a Santa Croce

Galileo riuscì ad evitare che i dispositivi più duri della condanna diventassero effettivi. Il carcere fu mutato nel confino all'interno della villa dell'ambasciatore del Granduca di Toscana in Roma, quindi nella casa dell'arcivescovo Piccolomini a Siena e infine nella villa che possedeva nella campagna di Arcetri.

Nel 1638 quando era già completamente cieco, pubblicò (a Leida, in Olanda) il suo lavoro più importante: Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze. In essa tratta le leggi del moto e la struttura della materia.

È del 1640 la spinta decisiva data al suo allievo Bonaventura Cavalieri con la scoperta della proprietà caratteristica dell'infinito, che definisce come infinita una quantità che uguaglia una sua parte.

Galileo Galilei si spense l'8 gennaio 1642 ad Arcetri, circondato dai suoi allievi e venne tumulato nella basilica di Santa Croce a Firenze insieme agli altri grandi fiorentini come Machiavelli e Michelangelo.[2]

Nel corso dei secoli che seguirono la Chiesa modificò la propria posizione nei confronti di Galileo: nel 1846, dall'edizione aggiornata dell'Indice furono rimosse tutte le opere a supporto di Copernico. Nel 1968 papa Paolo VI fece avviare la revisione del processo. E infine nel 1992, oltre tre secoli dopo la pronuncia della condanna, una nuova istruttoria ordinata da papa Giovanni Paolo II si risolse favorevolmente a Galileo.

Collabora a Wikiquote « Paradossalmente, Galileo, sincero credente, si mostrò su questo punto (interpretazione della Bibbia) più perspicace dei suoi avversari teologi. »
(Papa Giovanni Paolo II durante il discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze)

Saluti per tutti.

Marcello De Giorgio.

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domenica, 13 gennaio 2008

e delle statistiche più o meno ufficiali...

Se davvero teniamo un pò all'ambiente in cui viviamo,perchè non proviamo(magari ognuno nel suo piccolo...)ad assumere informazioni sullo stato di ampliamento della raccolta rifiuti differenziata?

Saluti per tutti.

Marcello De Giorgio.

P.S.:i Napoletani sono esentati...

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