sabato, 29 settembre 2007

I tragici fatti della protesta e della repressione in Birmania mi portano con la mente a quelli del 1989 in Cina.Se oggi quest'ultima di fatto protegge lo scempio che i militari fanno delle più elementari norme democratiche,è anche(forse sopratutto)colpa  di noi occidentali.

Infatti quando abbiamo tutti"fatto finta" di opporci ai sistemi repressivi cinesi perchè un ottuso senso di opportunismo commerciale imponeva di tapparsi il naso e le orecchie,abbiamo solo creato il preambolo ad uno strapotere politico e commerciale che ormai va ben oltre le tradizionali zone di influenza...

Le ultime notizie di cronaca italiana mi portano poi a pensare:mandare certi personaggi che disprezzano la nostra amata repubblica(magari incitando alla secessione)ad "assaggiare" un pò di "democrazia" in Birmania,sarebbe sbagliato?

A memoria dei più giovani riporto poi a seguire un pò di informazioni sui fatti di Piazza Tienanmen...

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La protesta di piazza Tian an men (nota anche come massacro di Piazza Tian an men) iniziò da una dimostrazione studentesca portata in Piazza Tiananmen nella città di Pechino (Beijing in cinese) capitale della Repubblica popolare Cinese tra il 15 aprile e il 4 giugno 1989. La protesta, nata per denunciare l'instabilità economica e la corruzione politica dello stato cinese, fu soppressa con la violenza da parte del governo, sotto il controllo del Partito Comunista Cinese. Il numero dei morti causati dalla repressione è difficile da determinare, ma oscilla tra i 200-300 (dati governativi) e i 2.000-3.000 (dati delle associazioni studentesche e della Croce Rossa cinese).

La protesta studentesca cominciò nell'aprile del 1989, fu scatenata dalla morte di Hu Yaobang, il vicesegretario generale del partito. Hu era considerato una persona dalle idee liberali e fu obbligato alle dimissioni da parte di Deng Xiaoping: ciò venne giudicato molto negativamente da molte persone, specialmente da parte degli intellettuali.

La protesta ebbe inizio in modo relativamente pacato, nascendo dal cordoglio nei confronti di Hu Yaobang e richiedendo al partito di prendere una posizione ufficiale nei suoi confronti. La protesta divenne via via più intensa dopo le notizie dei primi scontri tra manifestanti e polizia. Gli studenti si convinsero allora che i mass media cinesi stessero distorcendo la natura delle loro azioni, che erano solamente volte a supportare la figura di Hu Yaobang. In occasione dei funerali di Hu un vasto gruppo di studenti si recò in Piazza Tien an men, chiedendo d'incontrare Li Peng, oppositore politico di Hu, ma questi non volle ascoltare le loro richieste. A quel punto gli studenti proclamarono uno sciopero generale all'università di Pechino. Il 26 aprile, un editoriale del People's Daily, riportando un discorso di Deng Xiaoping, accusò gli studenti di complottare contro lo stato e fomentare agitazioni di piazza. Questa dichiarazione fece infuriare gli studenti e il 27 aprile circa 50.000 studenti scesero nelle strade di Pechino, ignorando il pericolo di repressioni da parte delle autorità e richiedendo nuovamente che il governo ritrattasse le dichiarazioni fatte in precedenza.

Il 4 maggio circa 100.000 persone marciarono nelle strade di Pechino, chiedendo più libertà nei media e un dialogo formale tra le autorità del partito e una rappresentanza eletta dagli studenti. Il governo rifiutò la proposta di dialogo, acconsentendo solamente a parlare con i membri designati dall'organizzazione studentesca. Il 13 maggio un folto gruppo di studenti occupò Piazza Tian an men, cominciando uno sciopero della fame, richiedendo al governo di ritrattare l'accusa riportata dall'editoriale del People's Daily e cominciare a parlare con una rappresentanza studentesca. Migliaia di studenti si unirono allo sciopero della fame, supportati da centinaia di migliaia di studenti e di residenti di Pechino. I manifestanti innalzarono al centro della piazza un'enorme statua, alta 10 metri, chiamata Dea della Democrazia, in polistirolo e cartapesta. Da notare che tra i manifestanti erano presenti anche comunisti dissidenti che cantavano L'Internazionale (inno).

Il 20 maggio il governo dichiarò la legge marziale, tuttavia la protesta continuò. Dopo questa delibera dei leader del partito, fu ordinato l'uso della forza per risolvere la crisi; Zhao Ziyang fu rimosso dal suo incarico a causa della sua incapacità nel risolvere la situazione senza dover ricorrere all'uso della forza. L'attuale Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao, allora segretario del Partito nella regione autonoma tibetana, prese posizioni molto dure nei confronti della situazione venutasi a creare, mandando un telegramma ai vertici del Partito, ove dichiarava di appoggiare in pieno l'uso della forza contro i manifestanti. Il Partito decise quindi di fermare la situazione prima di assistere ad una ulteriore escalation: nella notte tra il 27 e il 28 fu mandato a riprendere il controllo della città l'Esercito di Liberazione Popolare, con i carri armati. Questi attaccarono gli studenti e i lavoratori nelle strade di Pechino. La repressione portò a morti sia tra i civili che tra i militari.

Ancora oggi le stime dei morti variano. Il governo cinese parlò inizialmente di 200 civili e 100 soldati morti, ma poi abbassò il numero di militari uccisi ad "alcune dozzine". La CIA stimò invece 400-800 vittime. La Croce Rossa riferì 2600 morti e 30.000 feriti. Le testimonianze di stranieri affermarono invece che 3000 persone vennero uccise. La stessa cifra fu data da un sito inglese di Pechino. Le stime più alte parlarono di 7.000-12.000 morti. Organizzazioni non governative come Amnesty International hanno denunciato che, ai morti per l'intervento, vanno aggiunti i giustiziati per "ribellione", "incendio di veicoli militari", ferimento o uccisione di soldati e reati simili. AI ha stimato che il loro numero è superiore a 400. Il governo condusse moltissimi arresti tra i rimanenti sostenitori della protesta e del movimento. Limitò inoltre l'accesso da parte dei media internazionali, dando la possibilità di coprire l'evento alla sola stampa cinese. La repressione di Piazza Tien an men provocò la ferma condanna da parte di numerosi Paesi occidentali nei confronti del governo comunista cinese. Oggi il clima si è riappacificato e la Cina è stata riaccolta dagli altri paesi nella politica globale, ma gli eventi di Piazza Tien an men sono ancora un argomento sensibile per il governo comunista cinese, che non fornisce versioni ufficiali dell'accaduto ed esercita forme di censura riguardo gli avvenimenti in questione.

Oltre la citata enorme statua, simbolo della rivolta è considerato il rivoltoso sconosciuto che in totale solitudine e completamente disarmato affronta una colonna di carri armati: le fotografie che lo ritraggono sono popolari nel mondo intero e sono per molti un simbolo di lotta contro la tirannide.

Il Rivoltoso Sconosciuto, o "Tank Man", è il soprannome di un ragazzo anonimo che divenne famoso in tutto il mondo quando fu filmato e fotografato durante la Protesta di piazza Tiananmen il 5 giugno 1989. Sono state scattate diverse fotografie del ragazzo, in piedi di fronte ai carri armati modello 59 del governo cinese, sbarrandogli il passo. La versione più diffusa della famosa immagine è quella scattata dalla fotografa Jeff Widener ( Associated Press ) dal 6 piano dell'hotel di Beijing, lontano all'incirca 1 km, con una lente da 400 mm.

Un'altra versione è quella del fotografo Stuart Franklin della Magnum Photos. La sua fotografia è più vasta rispetto a quella della Weider, e mostra più carri armati di fronte al ragazzo. Franklin vinse poi il World Press Awards per quella fotografia. Nel 2003 è stata inserita nella rubrica "Le 100 foto che hanno cambiato il mondo" del magazine Life. Varie versioni dell'immagine sono state trasmesse dalla CNN e la BBC, attraverso dei filmati, in tutto il mondo.

Quell'immortale fotografia raggiunse tutto il mondo in brevissimo tempo. Divenne il titolo di testa di tutti i giornali e delle maggiori riviste, divenendo il personaggio principale di innumerevoli articoli in tutto il mondo; nell'aprile del 1998, la rivista Time ha incluso "Il Rivoltoso Sconosciuto" nella sua lista de "Le persone che più hanno influenzato il XX secolo".

Speriamo bene...

Saluti per tutti.

 

Marcello De Giorgio.

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martedì, 18 settembre 2007

La spontaneità di questa espressione,pronunciata da Letta questa sera a Ballarò mi pare veramente "epica"!

Ritengo infatti che fosse la sola contrapposizione possibile all'ultima di una serie di idiozie esternate da Tremonti(non che la cosa sia strana...) che cercava di rapportare i risultati italiani a quelli tedeschi come termine di paragone per la politica italiana...

In effetti in Italia se una qualunque situazione è positiva,è merito nostro, se negativa,dipende dal "trend negativo dell'Europa"...

Rammento che alla vigilia delle elezioni tedesche una "personaggia" di un partito(che non voglio nominare) erede della D.C. ebbe a confidarmi che la loro linea politica sarebbe stata concepita in base agli esiti elettorali tedeschi...

Finchè la tattica calcistica si basa sul gioco di un'altra squadra per attuare un "contropiede",può anche starci,ma che le scelte politiche ed economiche italiane siano in fondo sempre dipendenti da quelle di altri Stati(non esclusi gli USA...),mi pare esagerato...

Saluti per tutti.

Marcello De Giorgio.

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giovedì, 13 settembre 2007

Trovo sul Web(www.libero.it) questa simpatica notiziola e ve la riporto...

Che non abbia proprio ragione Grillo?

Mah...

 

Costi della politica/ Mastella e Rutelli al Gp di Monza con volo di stato. Il portavoce del Guardasigilli: in corso campagna politica

Giovedí 13.09.2007 14:34


I magistrati non hanno la benzina per le auto ma il ministro della Giustizia non lesina certo sul carburante. Soprattutto quando si tratta di accontentare amici
e famiglia. Così il settimanale L'Espresso in un servizio sul prossimo numero in edicola venerdì "accusa" il ministro della Giustizia Clemente Mastella, ma anche il vice premier Francesco Rutelli di essersi recati "una bella gita domenicale" al Gran Premio di Monza (Mastella da Salerno a Milano) con l'aereo di Stato. "Non un jet qualunque - scrive l'Espresso -, ma l'Air Force One italiano: uno dei lussuosi Airbus presidenziali, praticamente una suite con 40 poltrone e ogni genere di comfort. Un velivolo di alta rappresentanza, roba da far invidia a sceicchi e magnati: la Rolls Royce con le ali costa oltre 55 milioni di euro.
Poi dalla zona militare di Linate, in teoria una fortezza inaccessibile, il ministro è passato all'area Vip dello scalo milanese, quella dove sono di casa i Falcon di Berlusconi e di Tronchetti Provera, quella riservata a chi i privilegi li paga di tasca sua. Lì Mastella si è accomodato su un meraviglioso elicottero privato, un potente Agusta 109 con salottino interno, diretto verso l'autodromo. Nessuno sa chi ha saldato il conto per questa navetta, prenotata per uso esclusivo del leader Udeur".

Sul jet dell'Aeronautica militare, c'erano, secondo il settimanale anche il giovane figlio "Elio, un portaborse e due uomini di scorta". "Lo stesso gruppo - si legge nell'articolo - ripreso dalle foto de L'espresso mentre cammina allegramente dall'aereo governativo verso l'Agusta a noleggio". Elio Mastella, sottolinea sempre il settimanale è "al centro, insieme con il fratello Pellegrino, dell'inchiesta 'Casa nostra' de L'espresso per l'acquisto a prezzi modici di due appartamenti sul lungotevere Flaminio e della dimora in via Arenula dove ha sede la rivista dell'Udeur".

Il vizietto del volo blu - mette in risalto il settimanale - non è prerogativa del Guardasigilli. L'Airbus presidenziale ha trasportato anche la comitiva di Francesco Rutelli, ospite d'onore al Gran Premio. A quanto risulta a L'espresso, i due uomini di governo avevano chiesto due differenti voli di Stato, da Salerno a Milano con ritorno a Roma negli stessi orari. Al che l'Aeronautica avrebbe deciso di unificare i viaggiatori su un unico jet, per non creare uno spreco nello spreco".

Le foto de L'espresso "documentano che al seguito di Rutelli c'erano almeno tre uomini tra portavoce e portaborse, più un paio di agenti di scorta. Ma le immagini mostrano un via vai impressionante di insoliti passeggeri". Il costo del viaggio? secondo l'Espresso circa 20 mila euro tra spese di benzina (7mila litri) e stipendi domenicali del personale. IL PORTAVOCE DI MASTELLA: IN CORSO CAMPAGNA POLITICA. Nessun privilegio ma solo un volo al quale era stato chiamato ufficialmente il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli. Nei confronti del ministro della Giustizia Clemente Mastella "L'espresso" ha avviato "una campagna affatto giornalistica con evidenti finalità politiche". Così il portavoce del Guardasigilli replica alle anticipazioni del settimanale. Il ministro, spiega il portavoce, "si è unito, peraltro esclusivamente nel solo viaggio di andata, al vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli, perché chiamato ufficialmente a premiare i vincitori della gara. Una visita ufficiale, dunque, ad una manifestazione nazionale che ha grande importanza internazionale e alla quale il ministro ha preso parte per poi rimanere in Lombardia anche a causa di altri impegni politico-istituzionali".

"Ma soprattutto è necessario chiarire - spiega ancora il portavoce - che per ragioni di sicurezza, che sono prioritarie, il ministro della Giustizia non può viaggiare come un libero cittadino, come peraltro non lo possono fare coloro che, correndo seri rischi, sono oggetto di tutela da parte dello Stato. E' del tutto sbagliato poi citare la mancanza di benzina per le macchine dei magistrati perché il ministro Mastella, sin dal suo insediamento in via Arenula, sta facendo di tutto per riassestare i conti della Giustizia e fornire agli operatori tutti gli strumenti loro necessari, anche se un solo anno non può bastare a risanare le lacune ereditate".

 

Saluti per tutti.

Marcello De Giorgio.

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martedì, 11 settembre 2007

Una storica barzelletta voleva Dante lamentarsi

con tono deciso per una "mancanza di rispetto"

praticatagli da un diavolo..."Hei,io sono Dante!" -

 aveva difatti esclamato...

Allo stesso modo abbiamo appreso che un personaggio

(foriero di figuracce per il nostro Paese...) ha esclamato:

"hei,io sono un europarlamentare!" -

"e chissenefrega!" - hanno giustamente risposto gli altri...

Mi chiedo:le proteste che pare l'Italia voglia levare nei

confronti del Belgio riguardano le meritatissime bastonate

di santa ragione che i poliziotti di quel Paese non hanno

rifilato al personaggio in questione? Mah...

Saluti per tutti.

 

Marcello De Giorgio. 

postato da: degiorgioblog alle ore 23:54 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 04 settembre 2007

...riprendere a postare...

Devo però procrastinare ancora di qualche giorno...

In questi giorni purtroppo si è spenta mia madre e

non mi trovo nelle migliori condizioni per scrivere...

Un pò di pazienza,dunque e sarò di nuovo con voi...

Saluti per tutti.

Marcello De Giorgio.

postato da: degiorgioblog alle ore 19:24 | Permalink | commenti (3)
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