Il Gip Clementina Forleo: "E' chiaro che l'interesse di Berlusconi, di un certo potere politico, era quello di scalare l'Rcs"
Chiave di volta e chiave di lettura. La scalata di Rcs ha una capitale importanza in quel sistema di potere che si era delineato con le operazioni Bpi su Antonveneta e Unipol su Bnl.
Un sistema chiaro, quasi lapalissiano nella sua trasversalità. Fiorani ne parla a lungo ai magistrati che indagano su questi controversi affari finanziari.
La Unipol garantiva, in sostanza, l'appoggio della sinistra, con un novero di nomi che vanno da D'Alema (ricordate il "Vai, facci sognare" detto a Consorte?) a La Torre. Bpi aveva invece assoldato nel partito di Fazio (come viene spesso definito negli interrogatori ai quali Fiorani venne sottoposto in carcere) uomini di primo piano in Forza Italia: Brancher e Grillo su tutti. Ma non disdegnava l'appoggio di leghisti come Calderoli e di uomini di An. Insomma, la rete era tesa.
In questo sistema bipolare (la bicameralina degli affari) Rcs sembrerebbe un corpo estraneo. Un'operazione "altra" rispetto all'accordo bipartisan in vigore.
Eppure proprio la scalata ad Rcs, alla più blasonata azienda editoriale d'Italia, fa inceppare un meccanismo che sembrava perfetto, oliato - dove fosse necessario - anche da robuste mazzette. Ma che interesse aveva Ricucci a compiere una scalata di questo tipo? E che interesse avevano i due poli a favorirla?
L'immobiliarista di Zagarolo, tra effusioni con Anna Falchi (che adesso lo lascia) e telefonate di auguri di Prodi per il suo matrimonio, con quell'operazione vuole rientrare a pieno titolo tra quelli che contano. Vuole essere rispettato, insomma, e se possibile anche temuto.
Non vuole, tanto per usare una sua espressione che seppur poco elegante è entrata nella storia, "fare il frocio con il culo degli altri". Così, l'odontotecnico rampante tenta l'assalto al Corriere della Sera. Gli altri, invece, favorirono quella scalata perchè - seppur fuori dal primario scenario delle operazioni - poteva consentire agli scalatori di non aver disturbi s
Il gotha della finanza, in questo nuovo ordine che si va delineando, resta sostanzialmente immobile. Fino a quando Ricucci non vuole entrare nel salotto buono. Allora, immediatamente, si attivano i meccanismi di autodifesa. E l'alta finanza reagisce bloccando alla fonte le velleità di Ricucci, quelle azioni Antonveneta che servono alla scalata di Fiorani e che servono all'immobiliarista per assaltare il Corriere.
E' proprio il ruolo di Rcs ad essere indagato con puntigliosità dal giudice Clementina Forleo, che interroga Fiorani il 17 dicembre 2005. Puntigliosità e rigorosità. Clementina "la terribile" è quasi ossessiva nelle sue osservazioni. E formula un'ipotesi che conferma sia l'intesa bipartisan sulle altre scalate che i dubbi enormi su quella a Rcs. "E' chiaro che l'interesse di Berlusconi, di un certo potere politico, era quello di scalare, appunto, e lo sappiamo, l'Rcs. Si era tentato di scalare, appunto, la Repubblica, il gruppo editoriale Espresso-Repubblica; scalata che era fallita perchè De Benedetti ad un certo punto si era sganciato, ma l'interesse a scalare Rcs era evidente". Fiorani replica: "A me di Rcs non l'ha comunicato, Berlusconi". Ma il giudice è inflessibile: "Anche perchè lei, con Berlusconi, mi ha detto, che non vi mettavate a parlare... non ha mai avuto confidenza con lui". Quindi, in sostanza, il Gip ipotizza che l'ex premier voleva ma non rivelava le sue intenzioni. Che, comunque esistevano. sul piano mediatico.
Il gotha della finanza, in questo nuovo ordine che si va delineando, resta sostanzialmente immobile. Fino a quando Ricucci non vuole entrare nel salotto buono. Allora, immediatamente, si attivano i meccanismi di autodifesa. E l'alta finanza reagisce bloccando alla fonte le velleità di Ricucci, quelle azioni Antonveneta che servono alla scalata di Fiorani e che servono all'immobiliarista per assaltare il Corriere.
E' proprio il ruolo di Rcs ad essere indagato con puntigliosità dal giudice Clementina Forleo, che interroga Fiorani il 17 dicembre 2005. Puntigliosità e rigorosità. Clementina "la terribile" è quasi ossessiva nelle sue osservazioni. E formula un'ipotesi che conferma sia l'intesa bipartisan sulle altre scalate che i dubbi enormi su quella a Rcs. "E' chiaro che l'interesse di Berlusconi, di un certo potere politico, era quello di scalare, appunto, e lo sappiamo, l'Rcs. Si era tentato di scalare, appunto, la Repubblica, il gruppo editoriale Espresso-Repubblica; scalata che era fallita perchè De Benedetti ad un certo punto si era sganciato, ma l'interesse a scalare Rcs era evidente". Fiorani replica: "A me di Rcs non l'ha comunicato, Berlusconi". Ma il giudice è inflessibile: "Anche perchè lei, con Berlusconi, mi ha detto, che non vi mettavate a parlare... non ha mai avuto confidenza con lui". Quindi, in sostanza, il Gip ipotizza che l'ex premier voleva ma non rivelava le sue intenzioni. Che, comunque esistevano. L'interrogatorio è ricco di spunti interessanti, che se letti alla luce delle intercettazioni "sfuggite" proprio dal Tribunale di Milano che rivelano battute e battutine tra Consorte, La Torre e D'Alema, danno la conferma di un piano generale nel quale c'erano, più o meno, dentro tutti. A pagina 62 del verbale d'interrogatorio, la Forleo parla con Fiorani di alcuni clienti "privilegiati". Come Tarolli e Brancher. "Per alcuni di questi clienti privilegiati di un certo spessore il tornaconto non era economico in senso stretto, era praticamente di... diciamo di appoggio, praticamente di appoggio... di vario tipo. Di alleanza politica di vario tipo che vi poteva essere o tornare utile nelle varie situazioni in cui potevate operare". E ancora: "Allora, quindi, questo è il punto chiave. Quindi Lei ammette che praticamente le posizioni di Grillo, di Tarolli, di Brancher e moglie sono state gestite in questo modo praticamente per avere dei tornaconti, come appunto nel caso della scalata Antonveneta, quella che direttamente aveva coinvolto Grillo nei rapporti molto fitti che abbiamo visto". Si trattava, conferma Fiorani, "di un appoggio complessivo".
E ancora, la Forleo è pesantissima su Fazio. "Il problema era che il dottor Fazio, abbiamo visto, caldeggiava a sproposito questa scalata, sapendo che non ce ne erano i presupposti perchè, appunto come è scritto, come ritengo, non poteva non sapere, dato quello che era successo e dato quello che stava accadendo, che appunto non potevate scalare lecitamente l'Antonveneta ma vi aveva caldeggiato fino all'ultimo con quei toni, appunto che sappiamo, giungendo dall'alto della sua carica a utilizzare toni molto confidenziali, anche in presenza di altre persone, evidentemente non per il dottor Fiorani - con tutto il rispetto per Lei e per la vostra amicizia - evidentemente perchè dietro al dottor Fazio c'era qualcosa", spiega il gip Forleo. Insomma, dietro a Fazio c'è qualcosa. O magari qualcuno. Il sistema politico bipolare e trasversale? Clementina "la terribile" non lo dice, ma dopo la pubblicazione delle intercettazioni il quadro è verosimile. Anche se, a onor di cronaca, Fazio stesso smentisce tutto, Nel colloquio avuto con i pm di Milano Francesco Greco, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti, l'ex governatore dà la sua versione, partendo dal caso Bipop. Quando scoppia la crisi della Popolare bresciana, infatti, Fazio racconta di aver avuto tre opzioni: farla assorbire dalla Banca di Roma, darla alla Popolare di Milano o alla Popolare di Lodi. E chiarisce che se avesse scelto la Banca di Roma questo "mi avrebbe creato non pochi problemi a livello politico. Cominciano ad attaccare i parlamentari, perchè ho fatto prendere una banca del Nord ad una banca romana". E, sempre secondo Fazio, con il concerto occulto lui non c'entra nulla: "Ma come facevo a fermarlo (Fiorani, ndr) io? E' un atto contro il mercato. E' lui che mi fa l'abuso d'ufficio se lo fermo". Insomma, Fazio vittima? I pm non ci credono. E neppure il gip Clementina Forleo, che, come abbiamo visto, ne elenca con lucidità gli intenti. "Questo patto occulto che si è detto abbondantemente che emerge dalle famose telefonate, era un patto che già in quella data era noto al Governatore?", chiede la Forleo. E Fiorani dichiara semplicemente "sì".
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IL GIP
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Clementina Forleo,
interrogatorio a Fiorani,
17 dicembre 2005
"E' chiaro che l'interesse di Berlusconi, di un certo potere politico, era quello di scalare l'Rcs"
"Il problema era che il dottor Fazio caldeggiava a sproposito questa scalata, sapendo che non ce ne erano i presupposti, non potevate scalare lecitamente l'Antonveneta ma vi aveva caldeggiato fino all'ultimo"
"Questa scalata all'Rcs ... chiaramente, anche il potere mediatico, lo strumento mediatico in questa operazione è fondamentale"
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Clementina è implacabile. Il gip va a fondo su tutto. E smonta anche la tesi dell'italianità che ancor oggi viene usata in certi discorsi politici. "Le chiedo se Lei è d'accordo nel definire questa strenua difesa dell'italianità del sistema come praticamente una strenua difesa del sistema bancario italiano come strumento di potere per altri poteri?". Fiorani: "Sì. E' un binomio politico-istituzionale". E ancora la Forleo: "...il problema era che si perdeva il controllo politico della sitauzione, e quindi determinati poli mediatici, politici, eccetera, non avrebbero avuto i referenti". Poi, la Forleo dà la chiave di lettura definitiva: "La scalata Antonveneta, in parallelo la scalata Bnl da parte di altri poteri, come la scalata che praticamente si stava perfezionando quasi in concomitanza temporale con la Rcs" - Fiorani: "Sì, sì" - Forleo: "Va bene? Che sappiamo praticamente, al di là del minuto e del secondo, e della frazione di secondo, si stavano svolgendo parallelamente, erano praticamente delle operazioni aventi un unico obiettivo, un unico fine?". Fiorani: "Sì".
Poi, tornando a bomba, la Forleo affronta il problema di Rcs. L'operazione "terza". "Ecco, Rcs, questa appunto è la mia idea (...) è un po' diverso sì, ma fino a un certo punto, sia per i personaggi che ne sono coinvolti, che sono praticamente appunto... sia per quanto emerge, sempre dalle conversazioni, quandi questa commissione che abbiamo detto che c'è tra poli bancari e potere politico. Io ritengo, riterrei, e appunto vorrei sapere cosa ne pensa, che soprattutto dalle conversazioni intercettate, e oltre da queste altri elementi che abbiamo appunto raccolto, e anche da questo ruolo di Ricucci un po' particolare sul quale poi tornerò, questa scalata all'Rcs era certamente legata, strettamente legata e funzionale a questo obiettivo di cui abbiamo parlato. (...) Perchè, chiaramente, anche il potere mediatico, lo strumento mediatico in questa operazione è fondamentale?". Fiorani risponde: "Io penso che è stata una pazzia da parte mia, da parte nostra, assecondare l'operazione della scalata a Rcs, che, letta a posteriori, aveva le stesse finalità, poteva avere e doveva avere le stesse finalità di potere di quelle di Antonveneta e di Bnl, per tutti i soggetti in campo. Invece è stata semplicemente un'operazione affidata a una persona..."
Se ne verrà mai a capo o finirà tutto in una bolla di sapone?
Saluti.
Marcello De Giorgio.